09 Settembre 2010
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scuola calcio

Perchè scuola calcio?

impariamo ad imparare

il concetto di scuola calcio

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IL CONCETTO DI SCUOLA CALCIO
La nostra idea di "Scuola di Calcio" coincide perfettamente con quanto espresso nella Carta dei Diritti dei Bambini del Settore Giovanile e Scolastico della Federazione Italiana Gioco Calcio, che riprende direttamente la Carta dei diritti dei ragazzi allo sport emessa dall´ONU, che riguarda i ragazzi che praticano lo sport dai 6 ai 16 anni. Queste emanazioni sanciscono che ai bambini debbono essere garantiti i seguenti diritti fondamentali:
1) Diritto di divertirsi e di giocare
2) Diritto di fare Sport
3) Diritto di avere i giusti tempi di riposo.
L´attività deve essere svolta in un clima psicologico sereno, sia negli allenamenti che in gara; nei gruppi squadra dovrà essere previsto un "turn-over" che permetta a tutti gli iscritti di una Scuola di calcio, indipendentemente dalle loro abilità tecniche, di essere convocati alla gara.
I tecnici hanno il dovere di rispettare e di far rispettare tale norma.
4) Diritto di beneficiare di un ambiente sano
5) Diritto di praticare sport in assoluta sicurezza a salvaguardia della propria salute.
Il benessere psicofisico può essere garantito solo da un´attività sportiva svolta in strutture salubri e sottoponendo gli allievi alla visita di idoneità medico-sportiva prima dell´inizio dell´attività.
Le metodologie di allenamento devono essere idonee al soggetto non creando scompensi agli apparati di accrescimento bensì benefici adattamenti; deve essere evitato, a queste età, l´uso di inutili ed inopportuni integratori alimentari mentre saranno favoriti una corretta alimentazione ed un comportamento etico che in caso di infortunio o malattia rispetti i giusti tempi di guarigione e recupero evitando, se non indispensabile, l´uso ed in alcuni casi di abusi di farmaci, ovviamene sempre in collaborazione con medici competenti.
6) Diritto di essere circondato e preparato da personale qualificato
7) Diritto di seguire allenamenti adeguati ai giusti ritmi
Le società che svolgono attività nelle fasce d´età 6-12 anni, fermo restando i limiti delle proprie possibilità organizzative, hanno il dovere di garantire la presenza, nei ruoli tecnici e dirigenziali, di persone adeguatamente preparate sia tecnicamente che sul piano psicopedagogico, per un corretto sviluppo educativo, sportivo e formativo dei propri allievi.
8) Diritto di partecipare a competizioni adeguate alle varie età, seguendo allenamenti che corrispondano a giusti ritmi di apprendimento
9) Diritto di misurarsi con giovani che abbiano le stesse probabilità di successo
Ogni bambino, bambina, ragazzo o ragazza deve poter essere emesso in condizione di esprimere le proprie potenzialità psichiche, cognitive, emotivo-affettive, relazionali, motorie e tecniche attraverso progressioni didattiche che corrispondano alle caratteristiche dell´età in oggetto.
Il numero dei giocatori, le misure dl campo, delle porte e dei palloni, la durata delle gare e degli allenamenti devono essere in sintonia con l´età del bambino.
10) Diritto di non essere un campione.
I bambini che si sperimentano in un nuovo contesto di apprendimento sono tutti campioni, perchè stanno provando a fare qualcosa che conoscono solamente nella loro rappresentazione: stanno imparando il gioco del calcio.
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GENITORI E SCUOLA CALCIO

Nella maggior parte delle riviste specializzate che si occupano di calcio giovanile, spesso ci si imbatte in considerazioni - da parte di allenatori di ragazzi di qualsiasi età, dai pulcini agli juniores - che sono ovviamente ironiche ma altrettanto significative, del tipo: "vorrei allenare una squadra di orfani".

E´ ovvio che ogni genitore desideri il meglio per il proprio figlio e che in qualità di genitore si senta in dovere - e siamo d´accordo che tutto sommato questo sia effettivamente un suo dovere - di intervenire ogni qualvolta ritenga che non ci sia stata sufficiente attenzione o capacità in chi si occupa, nella scuola calcio a qualsiasi livello, del proprio figlio.

Tutto giusto, ma è tuttavia nostra ferma e assoluta convinzione che questo debba avvenire qualora vengano a mancare l´attenzione educativa e sociale o il rispetto della personalità dei bambini, requisiti necessari ad ogni persona che si occupi di loro (Educatori); l´intervento è certamente meno giustificato quando questo riguardi aspetti tecnico-tattici del gioco del calcio: impostare un lavoro stagionale con dei ragazzi è un compito complesso con molte sfaccettature di cui tenere conto in fase di programmazione e svolgimento durante l´anno. A puro titolo di esempio: gli spazi estivi ed invernali, le attrezzature, il numero dei bambini presente ad ogni allenamento, la loro personalità (che in molti casi si sta ancora formando)...

In molte società - piccole e grandi - allenatori e dirigenti si rifiutano di parlare con i genitori di aspetti prettamente tecnici e/o tattici, limitandosi spesso ad un saluto rapido prima e dopo gli allenamenti o la partita; il nostro punto di vista è diverso: essendo convinti della bontà del nostro lavoro non abbiamo paura di confrontarci, ovviamente a patto che ci sia sempre il massimo rispetto, sia personale che dei rispettivi ruoli. Se l´allenatore (per gioventù, propria personalità o altro) non è magari disponibile a questo tipo di dialogo esisterà comunque un dirigente con il quale scambiare pareri anche tecnici.

Siamo fermamente convinti che il genitore non è solo la scomoda quanto purtroppo necessaria appendice del bambino ma anche una risorsa importante nella gestione della scuola calcio, quindi a maggior ragione riteniamo che il dialogo costante e costruttivo tra dirigenti, allenatori e genitori sia la base del successo nella crescita tecnica e personale degli allievi.

A proposito del ruolo dei genitori è molto, molto, MOLTO importante che i bambini sentano la fiducia da parte dei propri genitori per accrescere la propria autostima e non essere condizionati, nel calcio come nella vita, dalla paura di sbagliare: anzi al contrario devono sentirsi liberi di esplorare tutte le soluzioni che possano venir loro in mente - più esperienze fanno, meglio è. Nelle partite che andremo a giocare è fondamentale che i bambini vi sentano partecipi e si sentano sostenuti, incitati e non giudicati o, peggio, criticati. Sembrerà banale, ma i ragazzi, fino a 15-16 anni, a prescindere da dove giocano, non sono ancora dei calciatori, sono bambini (ragazzi) che giocano. Quindi facciamoli divertire (possibilmente vincendo qualche partita!) ma non facciamo diventare il calcio un lavoro - anche se speriamo per loro che possa diventarlo...
Per riassumere, ciò che noi richiediamo ai genitori è di:

Considerare i proprio figlio/a come una persona da educare e non un campione da allenare
Anteporre sempre il benessere fisico e psicologico del giovane al proprio desiderio di vederlo vincere
Avere fiducia nell´operato degli educatori sportivi, lavorando in sinergia con loro
Essere un tifoso rispettoso, incoraggiando in modo leale la propria squadra senza inveire in alcun modo contro quella avversaria (e i suoi tifosi, ovviamente) o l´arbitro.

Psicologia


CARTA DEI DIRITTI DEI BAMBINI NELLO SPORT
E DEI DOVERI DEGLI ADULTI

"In tutti gli atti relativi ai bambini, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l´interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente"
(Capo 3 Uguaglianza, art. 24 della carta dei diritti fondamentali dell´Unione Europea, Nizza 7/12/2000)








• Diritto di divertirsi e di giocare come un bambino;
• Diritto di fare lo sport;
• Diritto di beneficiare di un ambiente sano;
• Diritto di avere tempi di riposo;
• Diritto di essere trattato con dignità;
• Diritto di essere allenato e circondato da persone qualificate;
• Diritto di seguire allenamenti adeguati ai propri ritmi;
• Diritto di misurarsi con giovani che abbiano la stessa probabilità di successo;
• Diritto di partecipare a gare adeguate;
• Diritto di praticare il suo sport nella massima sicurezza;
• Diritto di non essere un campione.
(UNESCO SERVICE DES LOISIRS, GENEVE, 1992).











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Carta del Fair Play


- Fare di ogni incontro sportivo, indipendentemente dalla posta e dalla virilità e della competizione, un momento privilegiato, una specie di festa;
- conformarmi alle regole e allo spirito dello sport praticato;
- rispettare i miei avversari come me stesso;
- accettare le decisioni degli arbitri o dei giudici sportivi, sapendo che, come me, hanno diritto all´errore, ma fanno tutto il possibile per non commetterlo;
- evitare le cattiverie e le aggressioni nei miei atti, e mie parole o miei scritti;
- non usare artifici o inganni per ottenere il successo;
- rimanere degno della vittoria, così come nella sconfitta;
- aiutare chiunque con la mia presenza, la mia esperienza e la mia comprensione;
- portare aiuto a ogni sportivo ferito o la cui vita sia in pericolo;
- essere un vero ambasciatore dello sport, aiutando a far rispettare intorno a me i principi suddetti.

la carta d΄identità di una scuola calcio

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Responsabile Scuola Calcio
A.S.D. ProRoma Calcio 2008-2009










Affinché si realizzi una migliore organizzazione tecnico didattica, gli allenatori, nei limiti delle loro possibilità, devono:

1. Analizzare la situazione iniziale, mediante valutazione dei:

• fattori socio-culturali relativi a: ragazzi, società, ambiente familiare.
• livelli di partenza tecnico-motori (grado di esperienza e di attitudine).


Situazione di partenza e analisi della situazione iniziale




Fin dall´inizio dell´anno si cercherà di individuare, per i vari gruppi della Scuola Calcio, i livelli generali di:
• interesse (per la tipologia di attività motorie e sportive proprie della disciplina),
• impegno e motivazione (nel comprendere e attuare gli atti e nel controllare i risultati),
• capacità motorie: (funzionali e strutturali),
• abilità (schemi corporeo-motori fondamentali),
• cognizioni ed emozioni (relative alle tematiche proprie della educazione fisica e sportiva),
• rapporti interpersonali (amicizia, collaborazione.).
Per fare ciò ci si dovrà avvalere di osservazioni e rilevazioni utili a produrre valutazioni individuali e collettive, che pur nella loro approssimazione, consentono di acquisire informazioni sugli esiti degli interventi precedenti e della condizione personale.
Ci si potrà esprimere in termini di qualitativo-quantitativi (tipologia e padronanza della qualità). Occorrerà inquadrare inoltre, il comportamento globale dei soggetti in termini di disponibilità ad imparare la capacità di autoregolarsi durante l´attività didattica e nelle situazioni immediatamente precedenti e successive (negli spostamenti, nello spogliatoio). Eventuali casi particolari vanno evidenziati (in positivo e/o negativo) indicando, per ciascuno, gli aspetti particolari........



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Programmazione scuola calcio proroma 2008-09-04

Progetto di programmazione didattica annuale per piccoli amici-pulcini esordienti

Premessa

Per programmazione s´intende partire da un´analisi della situazione, stabilire gli obiettivi della nostra attività, rapportarli alle capacità di tutti e di ciascuno, valutare che gli obiettivi siano effettivamente conseguiti e, in difetto, modificare la progettazione stessa in modo adeguato. "Essa non va affatto confusa con l´elaborazione scritta anticipata dei contenuti di ogni allenamento, che pure ne costituiscono una parte, o con la sola scansione annuale in termini di proporzionalità, ma va piuttosto vista come un metodo generale che permetterà all´allenatore e agli atleti di trarre il massimo vantaggio dalle situazioni di allenamento...Con il termine Programmazione s´intende infatti: un circuito di operazioni fondamentali che vengono eseguite per individuare le varie fasi di un´Azione Didattica che sia verificabile, migliorabile, trasferibile perché collaudata sulla base di un progetto realizzato" (Madella - Cei - Londini - Aquili).
In termini molto semplici possiamo concepire la Programmazione come il contrario dell´improvvisazione che, appare evidente, non può garantire quella precisione e progressività delle proposte, né tanto meno quel controllo tanto necessario per una buona azione didattico - formativa.
Il SETTORE GIOVANILE E SCOLASTICO ha resa obbligatoria la presentazione, insieme alla scheda di apertura o riconferma della Scuola Calcio, di una PROGRAMMAZIONE ANNUALE con l´intento di "migliorare l´aspetto qualitativo dell´attività svolta alla base". Quindi:
1-evitare che il lavoro che si andrà a svolgere sia frutto esclusivo di improvvisazione;
2-creare una mentalità "programmatica" affinché il lavoro da proporre possa avere delle regolari verifiche;
3-potersi confrontare su dati oggettivi con gli altri istruttori e con i Responsabili dell´Attività di base;
4-avere delle linee guida, utili anche agli istruttori meno esperti, affinché migliori la loro azione formativa.
A tal proposito verranno consigliati degli obiettivi che chiameremo OPERATIVI o COMPORTAMENTALI quali mete minime da raggiungere alla fine di un periodo stabilito che chiameremo UNITA´ DIDATTICA.
Tali obiettivi riguardano le ABILITA´ TECNICHE specifiche del gioco del calcio, nonché i primi movimenti dell´1c1 e dei Giochi a 2 e a 3 con particolare riferimento a situazioni di sovrannumero come 2c1 o 3c2.
Verranno descritti inoltre i vari Mezzi, i Metodi, i Contenuti e, dei vari obiettivi, la scansione annuale, in termini di proporzionalità, nelle varie categorie.
Verrà quindi consigliata una batteria di test che permetta la verifica iniziale, intermedia e finale del lavoro proposto e relativi apprendimenti da parte degli allievi .......

le categorie

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ASD PRO ROMA CALCIO
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